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Sintesi di monitoraggio legislativo gennaio 2020

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SINTESI DI MONITORAGGIO LEGISLATIVO GENNAIO 2020

 

NOTA POLITICA

L’opa del centrodestra sull’Emilia-Romagna si è risolta in un nulla di fatto dopo che le elezioni regionali di domenica 26 gennaio hanno confermato il governatore uscente Stefano Bonaccini alla guida della ricca regione settentrionale. Il candidato Dem ha sconfitto in maniera netta la sfidante Lucia Borgonzoni, con una vittoria costruita soprattutto nei grandi centri e grazie alla forte affluenza alle urne. L’eventualità che la Lega potesse interrompere il decennale dominio regionale della sinistra e le possibili implicazioni politiche, a livello nazionale, della tornata in Emilia-Romagna avevano trasformato la consultazione in uno snodo fondamentale della legislatura. 

Anche per questo motivo il trionfo di Bonaccini acuisce il passo falso di Salvini e della Lega, che mancano l’agognata vittoria simbolica e soprattutto l’obiettivo strategico di usare l’elezione per dare una spallata al governo giallorosso. L’opposizione può comunque festeggiare per la conquista della Calabria, dove la candidata di Forza Italia Jole Santelli è diventata la prima governatrice donna della regione del Sud. Nel complesso dunque rallenta ma non si arresta del tutto l’avanzata locale del centrodestra, che nel corso dell’ultimo biennio è riuscito a sottrarre al centrosinistra il controllo di ben dieci regioni.

Il grande sconfitto della tornata è però il M5s, letteralmente schiacciato da una competizione che mai come in questa fase è tornata bipolare fra gli attori tradizionali della politica italiana. Complici i tanti nodi insoluti nel processo di crescita politica dei cinquestelle e l’assenza di un reale radicamento territoriale, il partito-movimento fondato da Beppe Grillo è praticamente scomparso nella sua regione fondativa, mentre in Calabria l’esperimento di un’alleanza pre elettorale con una lista civica si rivelava un fiasco senza appello. 

Del resto, il passo indietro del capo politico Luigi Di Maio era stato un chiaro campanello d’allarme. Dopo indiscrezioni e voci di dimissioni che si sono susseguite per tutto il mese di gennaio, l’attuale titolare degli Esteri ha deciso di rimettere il suo incarico a pochi giorni dal fatidico voto – schiacciato da un’ondata di critiche per la gestione del partito-movimento, la sequela ininterrotta di rovesci elettorali dell’ultimo periodo e l’incapacità di aprire una vera fase riformista nei 5-Stelle.

Sul futuro dell’alleanza di governo col Pd pesano naturalmente i tanti abbandoni che hanno assottigliato i gruppi parlamentari grillini. Come pure la prospettiva che il movimento antisistema finisca per doversi appiattire sulle posizioni degli alleati, per non correre il rischio di aprire una crisi di governo suscettibile di provocare un pericoloso ritorno alle urne. Il momento di debolezza del M5s e il contestuale rafforzamento del Pd non possono che incidere sulla «fase due» del governo, apertasi dopo il voto. In ballo c’è da prendere decisioni importanti in materia di dossier strategici come il futuro delle concessioni autostradali, il nodo Ilva e le crisi aziendali, riforma della prescrizione e dossier nomine. Dichiarazioni più concilianti giunte da parte di esponenti di spicco del Movimento sembrano preludere a una contrattazione interalleata meno infuocata.

GOVERNO E ISTITUZIONI

È partito dalla Camera l’iter di conversione del cd. DL Milleproroghe, che quest’anno è strutturato in 43 articoli, ma solo quelli compresi nel Capo I riguardano le consuete proroghe, mentre gli altri riguardano varie tematiche, tra le quali disposizioni urgenti in materia finanziaria, di organizzazione di pubbliche amministrazioni e magistrature e misure in materia di innovazione tecnologica.

Nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio, lunedì 20 gennaio sono stati depositati 2044 emendamenti dai gruppi parlamentari ma solamente la metà ha superato il cosiddetto “vaglio di ammissibilità”.

LAVORI PUBBLICI

Appalti: Previsti controlli anche sulle ritenute per i contratti già esistenti

Da gennaio 2020, per effetto del Decreto Fiscale, è entrato in vigore il nuovo meccanismo per il controllo sul versamento delle ritenute fiscali negli appalti e nei subappalti di importo superiore a 200mila euro.

L’Agenzia delle Entrate ha voluto chiarire alcuni dubbi sollevati dagli operatori con una risoluzione (108/E/2019), evidenziando che i controlli riguarderanno anche i contratti stipulati prima dell’avvento del Decreto Fiscale.

Nello specifico, cd. DL Fiscale, ha stabilito che dal 1° gennaio 2020, chi affida la realizzazione di un’opera o di un servizio di importo annuo superiore a 200mila euro, è tenuto a richiedere all’impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici copia degli attestati di versamento delle ritenute operate sulle retribuzioni corrisposte al personale impiegato nell’esecuzione delle opere o dei servizi affidati. Se il committente non riceve risposta o scopre irregolarità nei versamenti (perché omessi o insufficienti), deve sospendere il pagamento dei corrispettivi maturati dall’impresa. È invece sanzionabile il committente che non chiede all’impresa la copia degli F24 utilizzati per versare le ritenute oppure che, non avendo ricevuto le deleghe e le informazioni necessarie per verificare il versamento delle ritenute, non sospende il pagamento dei corrispettivi maturati dall’impresa per un importo pari al 20% del valore complessivo dell’opera o del servizio o, se inferiore, dell’importo relativo alle ritenute non versate.

In quest’ottica, l’Agenzia ha spiegato che le disposizioni del Decreto si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2020. Questo significa che il nuovo meccanismo di controllo è operativo per le ritenute operate a decorrere dal mese di gennaio 2020, quindi relativamente ai versamenti eseguiti nel mese di febbraio 2020, anche per i contratti di appalto, affidamento o subappalto stipulati prima del 1° gennaio 2020. L’Agenzia ha inoltre sottolineato che la quantificazione dei versamenti, distinti per ciascun committente, e quindi della retribuzione corrisposta al dipendente in esecuzione della specifica opera o servizio affidatogli e della relativa ritenuta operata, va effettuata sulla base di parametri oggettivi, ad esempio sulla base del numero di ore impiegate in esecuzione della specifica commessa. Qui per approfondire

Regolamento unico appalti: la Commissione lavora in tempi stretti  

Dopo la pausa natalizia, la commissione composta da 13 esperti e guidata dal consigliere di Stato Raffaele Greco (presidente di sezione) è tornata a riunirsi per esaminare il frutto del lavoro svolto dai vari sottogruppi a cui è stato affidato il compito di aggiornare il testo di 273 articoli messo a punto in autunno dai tecnici di Porta Pia. A questo punto è chiaro che la primissima bozza - pur rimanendo alla base del lavoro - verrà pesantemente rivista, anche perché in diversi punti - vedi ritorno dell'appalto integrato, qualificazione e Bim - non aveva mancato di sollevare forti obiezioni e proteste di tanti addetti ai lavori.

Il lavoro della commissione non si esaurirà con il rilascio definitivo della bozza del Regolamento, poiché l’iter di approvazione è piuttosto lungo. Prima dell’approvazione definitiva, lo schema di regolamento - che deve essere adottato dal Ministero delle Infrastrutture, di concerto col Ministero dell'Economia - arriverà innanzitutto in Consiglio dei Ministri per l'esame preliminare. Successivamente il testo sarà trasmesso alle competenti commissioni parlamentari per l'espressione del parere. Sarà, inoltre, acquisito il parere della Conferenza Stato-regioni e del Consiglio di Stato. Il testo dovrà ricevere anche il visto della Corte dei Conti. Dopo l'acquisizione dei pareri prescritti, il provvedimento farà un ultimo passaggio in Consiglio dei ministri per l'esame definitivo e verrà successivamente emanato dal Presidente della Repubblica. Infine, sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella forma di un Dpr. Qui per approfondire

Consiglio superiore dei lavori pubblici: Sessa nuovo Presidente

Massimo Sessa, già Presidente di sezione e poi presidente in più occasioni del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, torna, ancora una volta, a ricoprire la carica di presidente del massimo organo tecnico dello Stato. L'avvicendamento risale ai primi dello scorso dicembre e si è concretizzato dopo la formalizzazione delle dimissioni di Donato Carlea, insediatosi alla fine del novembre 2018, succedendo allo stesso Sessa, il quale era rimasto in carica pro tempore dopo la scadenza della nomina da parte del precedente governo.

Donato Carlea, dopo aver firmato il 3 dicembre gli ultimi provvedimenti in qualità di presidente, nella stessa data ha formalizzato le dimissioni in ottemperanza al criterio dello spoil system, essendo stato nominato dal ministro Danilo Toninelli, che lo aveva voluto come successore dello "scaduto" Sessa. I principali dossier affrontati da Carlea in questo anno di lavoro sono stati la gestione attuativa delle Ntc (a cominciare dalla corposa circolare attuativa uscita a gennaio 2019) e poi la complessa situazione seguita al crollo del ponte di Genova. Le dimissioni sono state accettate dalla ministra Paola De Micheli che ha affidato a Sessa la reggenza per tre mesi a decorrere dal 5 dicembre. Qui per approfondire

Appalti: la Regione Sardegna si riprende la competenza legislativa

La Regione Sardegna punta ad ampliare la propria competenza legislativa in materia di lavori pubblici e lo fa con due Schemi di decreto legislativo, approvati dalla Giunta regionale, che individuano norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna in materia di strade, porti, aeroporti e opere idrauliche e di edilizia pubblica e in generale di infrastrutturazione del territorio regionale nonché in materia di contratti pubblici.

Con le norme di attuazione dello Statuto vengono individuati come “lavori di esclusivo interesse della regione” quelli relativi alle strade, porti, aeroporti, opere idrauliche e di edilizia pubblica e in generale gli interventi di infrastrutturazione del territorio regionale. Grazie a queste modifiche viene anche attribuita alla Regione la competenza a disciplinare le procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici, compresa la fase della loro esecuzione, relative a lavori, servizi, forniture. La Regione potrà anche prevedere misure per ampliare la partecipazione agli appalti pubblici delle Piccole e Medie Imprese (PMI) in quanto importanti fonti di competenze imprenditoriali nell’innovazione, efficientamento e risparmio energetico, nella bioedilizia e nell’occupazione.

Il Presidente della Regione, Christian Solinas, ha rimarcato che “oggi le procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici, compresa la fase della loro esecuzione, relative a lavori, servizi e forniture, restano incagliate nelle maglie della burocrazia procurando ritardi non più tollerabili. Quelle procedure devono essere ricondotte alla competenza legislativa esclusiva della Regione così come previsto dall’Articolo 3 dello Statuto, che attribuisce alla Sardegna la competenza esclusiva in materia”. Qui per approfondire

Gare di progettazione, Oice: leggero calo nel 2019, crescono gli appalti integrati

Dopo un primo semestre in forte crescita (+21% rispetto lo stesso periodo del 2018), il secondo semestre del 2019 inverte il segno dell’andamento dei bandi per progettazione e registra un -30%. Invece, per tutti i servizi di ingegneria e architettura, l’andamento numerico è complessivamente stabile ma segnato da un aumento del valore di oltre il 20% rispetto al 2018. Il mese di dicembre 2019 è stato in netta ripresa rispetto a novembre e le gare di progettazione sono state 368, per un valore di 64,0 milioni di euro. Il confronto con il precedente mese di novembre è positivo: sono stati pubblicati più bandi di gara (+ 58,6%) per un valore molto più alto (+123,6%).

Qui per approfondire

INCENTIVI

Sconto in fattura, Fondazione Inarcassa e CNI: Inammissibile escludere il sismabonus

La Legge di Bilancio 2020 ha fortemente ridimensionato lo strumento dello sconto in fattura istituito dall’articolo 10 del cd. DL Crescita (34/2019), limitandolo ai soli lavori di efficientamento energetico di importo superiore a 200mila euro sulle parti comuni dei condomini.

In particolare, la Fondazione Inarcassa e il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), hanno sottolineato che dallo sconto in fattura sono esclusi gli interventi per la messa in sicurezza sismica, cioè quelli che godono dell’incentivo.

Il sismabonus - spiegano i progettisti - “è uno strumento fondamentale per prevenire e mitigare gli effetti devastanti del terremoto ed è inammissibile che lo sconto in fattura non sia previsto anche per questa tipologia di interventi, dal momento che in Italia solo negli ultimi 365 giorni si sono registrati 2.026 terremoti di Magnitudo superiore a 2 (dati Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)”.

“Il Paese - proseguono CNI e Fondazione Inarcassa - ha urgentemente bisogno di un approccio nuovo e strutturale alla prevenzione del rischio sismico, per evitare situazioni di continua emergenza e spese enormi di ricostruzione. Per questi motivi, ogni strumento atto ad incentivare una maggiore propensione della popolazione a ricorrere ad interventi di mitigazione del rischio sugli edifici rappresenta un importante passo avanti”. Secondo i tecnici, lo sconto in fattura per interventi legati al sismabonus sarebbe andato in questo senso, ma ancora una volta le forze politiche che dovrebbero essere portatrici di interventi innovativi mostrano scarsa attenzione rispetto all’introduzione di disposizioni che possono avere effetti dirompenti rispetto alle politiche meritoriamente messe in atto per la salvaguardia del territorio e delle comunità. Qui per approfondire

Bonus facciate 90%: Via alla nuova detrazione prevista dalla Legge di Bilancio 2020

E’ operativa la nuova detrazione - dalla durata annuale - introdotta con la Legge di Bilancio 2020 volta a riqualificare il patrimonio edilizio, cd. Bonus facciate. L’incentivo prevede che le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020, per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in Zona A (centri storici) e B (totalmente o parzialmente edificate) avranno diritto ad una detrazione dall'imposta lorda pari al 90%. Non è previsto un limite di spesa. Saranno ammessi al bonus gli interventi: sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi. La detrazione sarà ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo nell'anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.

Negli interventi più importanti, che abbiano effetti sull’efficienza energetica dell’immobile o interessino oltre il 10% dell'intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell'edificio, alla fine dei lavori l’edificio dovrà soddisfare i requisiti minimi di prestazione energetica (previsti dal DM 26 giugno 2015). In questi casi, i lavori saranno soggetti ai controlli dell’Enea che, sulla base delle informazioni contenute nelle richieste di detrazione, monitora e valuta il risparmio energetico ottenuto grazie agli interventi. Con questa formulazione, il Bonus facciate potrebbe sovrapporsi all’Ecobonus per gli interventi sull’involucro. Infatti, per i lavori che riguardano le strutture opache verticali, l’Ecobonus prevede una detrazione del 65%, con tetto di spesa di 60mila euro. Gli edifici in zona A e B potrebbero quindi scegliere tra ecobonus e bonus facciate. Quest’ultimo, con aliquota al 90% e nessun tetto di spesa, risulterebbe più conveniente. Questi dubbi dovranno essere risolti con l’emanazione dei decreti attuativi o con i chiarimenti che l’Agenzia delle Entrate spesso emana sui bonus fiscali. Qui per approfondire